Ambiente scialò
Tuttavia, i problemi dell'intero Bacino dei Regi lagni, ed in particolare dell'area compresa fra Acerra, Caivano, Pomigliano d’Arco, sono ancora molti e di complessa risoluzione. A tal proposito il Ministro dell’Ambiente con decreto ministeriale del 27/11/87, dichiarava il territorio Acerrano quello a più alto rischio ecologico dell’intera area.
Essa non è tuttavia la storia di calamità naturali, quanto piuttosto la storia di disastri provocati: gli equilibri ambientali e la sicurezza dei cittadini sono stati sacrificati in modo sistematico al saccheggio del territorio e agli interessi illegali e criminali. La pressione antropica, le attività industriali di forte impatto ambientale, lo sviluppo urbanistico-speculativo degli ultimi decenni soprattutto per alcuni comuni, come Casalnuovo di Napoli che in pochi anni ha quasi raddoppiato la sua popolazione, hanno portato all'occupazione indiscriminata anche delle aree più esposte al rischio naturale, compromettendo molto l’equilibrio idrogeologico. In questo quadro, la definizione di area a rischio idrogeologico diventa quindi strumento indispensabile nella gestione del territorio.
A questa situazione hanno per decenni concorso le Istituzioni centrali e locali, trascurando la manutenzione territoriale, incentivando l'abusivismo edilizio, favorendo la cementificazione del territorio, sottraendosi ai propri obblighi di controllo e di tutela. Questo contesto di assenza istituzionale, se non di vera e propria connivenza, ha consentito peraltro il radicamento e la continua espansione della criminalità organizzata specializzatasi nei business ambientali.
LE EMERGENZE AMBIENTALI DEL TERRITORIO
IL DISSESTO IDROGEOLOGICO
La Campania è tra le regioni più soggette a movimenti franosi, con il suo 24% di superficie esposta a rischio di dissesti (percentuale tra le più elevate d'Italia). ……..
Sul fronte degli investimenti per la difesa del suolo, invece, non si è mai provveduto in modo adeguato all'abbattimento di questo triste primato.
Il territorio del patto, in particolare, rappresenta oggi un esempio significativo di dissesto e grave inquinamento idrogeologico
L'area del patto ed in particolar modo l’area di Caivano, Acerra e Pomigliano D’Arco si presenta, da un punto di vista idrogeologico, con dei depositi sciolti a granulometria fine ed abbastanza eterogenei, permeabili per porosità, che fanno da copertura ad un substrato tufaceo. La disposizione spaziale di tali depositi, permette la formazione di falde acquifere a varie profondità dal piano campagna. Le superfici piezometriche (superfici delle falde) soggette ad innalzamenti ed abbassamenti verticali dovute alle precipitazioni meteoriche e ad un indiscriminato utilizzo delle falde, sono localizzate a profondità variabili, ma non elevate. Da queste caratteristiche tecniche, si può capire che le falde possono essere facilmente inquinate, non essendo molto profonde, e le rocce che le contengono, essendo molto permeabili, permettono qualsiasi sostanza estranea di infiltrarsi velocemente.Il reticolo idrografico dei Regi Lagni impostato su questi terreni, presenta un inquinamento diffuso con conseguente emissione di esalazioni maleodoranti, inoltre ha subito nel corso degli anni una cementificazione, che ha annullato il naturale interscambio, terreno-acqua. I canali ed il reticolo principale, divenuti per gli scarichi incontrollati, derivanti dalla mancanza totale di una politica corretta di gestione territoriale, delle fogne a cielo aperto.Tali interventi creano una profonda variazione del chimismo delle acque sotterranee, comportando un'evoluzione degenerativa, portando ad una biodegradazione di sostanze organiche. In particolare, le coperture degli alvei non permettono l’interscambio acqua/terreno, per cui i composti immessi nelle falde che possono essere più o meno miscibili con l'acqua, dannno origine a stratificazioni di più fasi negli acquiferi, rendendo difficoltosa la bonifica, data la fluttuazione cui sono soggette le falde.
Si sottolinenano in particolare alcuni fattori di inquinamento importanti:
1) Canale di scarico a cielo aperto convogliante acque reflue da Pomigliano d’Arco direttamente nei Regi Lagni;
2) Scarico della rete fognante del consorzio di Bonifica (zona industriale di Pomigliano) a tratti scoperto,
3) Emissario del piccolo impianto di depurazione Fiat che corre in parte a cielo aperto
4) Collettore Spirito Santo a cielo aperto proveniente da Casalnuovo
5) Collettore Casalnuovo di Napoli, tratto a cielo aperto e tratto coperto in collettore ex Casmez con scarico diretto nei Regi Lagni e notevole portata di acque reflue;
6) Collettore di Afragola diretto nei regi lagni
7) Collettore Caivano con scarico diretto nei regi lagni e portata discreta di acque reflue
8) Canali secondari che senza alcuna manutenzione e con poca acqua si presentano stagnanti e maleodoranti soprattutto nel territorio di Acerra
9) Altri e numerosi scarichi diretti e non controllati di varia provenienza
Inoltre, l'utilizzo di acqua, per scopi agricoli, attinta da pozzi che sfruttano le falde, creano ulteriori fonti di inquinamento ambientale. Il problema pozzi in tutta l'area posta all'interno del bacino idrografico dei "Regi Lagni" è di fondamentale importanza. In tale zona, la falda freatica si rinviene fino a 15 m. dal piano campagna, ci sono ben 1,5 pozzi irrigui per ettaro, di cui la quasi totalità non è censita, si permette così un utilizzo senza alcuna regola. A questi problemi si aggiungono: un sovrasfruttamento della falda operato dalle industrie, interventi infrastrutturali operati nell’area che hanno finito per determinare l'irrigidimento del sistema idrografico, l’impermeabilizzazione dei suoli; la costruzione di manufatti e infrastrutture – in parte abusivi- il progressivo disboscamento, presenza di discariche di rifiuti solidi urbani e anche spesso tossici, disseminate ai limiti delle acque canalizzate. La logica conseguenza di questo disastro ambientale è:
1) Inquinamento di acqua e di suolo, da imputare quindi non solo alle sostanze chimiche utilizzate nell'agricoltura, per l'alto valore di trasmissività dell'acquifero dell’area (è il più alto valore nella Piana Campana) che apportano tali fonti inquinanti direttamente in falda, ma soprattutto ai numerosi scarichi urbani e industriali incontrollati
2) Inevitabile abbassamento della superfice piezometrica (abbassamento della falda). L'abbassamento delle superfici piezometriche, già ha comportato il prosciugamento delle principali sorgenti e quindi una drastica riduzione, fino alla scomparsa anche delle famose acque naturali minerali e sulfuree, presenti fino al 1985 nei pressi del Bosco di Calabricito di Acerra. Se non si interverrà, ciò’ porterà ad intaccare le riserve geologiche che non possono essere toccate, pena l'esaurimento irreversibile della falda.
Da tali problematiche si afferma quindi la necessità di una pianificazione territoriale e una gestione su basi scientifiche, che inserisca l'ambiente e le sue risorse, tra le prime l'acqua, sia superficiale che sotterranea, nel processo di formazione decisionale, associandosi ad una politica di uso razionale delle risorse idriche. In tale ottica appare necessario
a) effettuate indagini geognostiche, mirate ad una conoscenza della stratigrafia dei terreni ed alla profondità delle superfici piezometriche;
b) studiate tutte le aree umide, i corridoi fluviali e le terre agricole, con lo scopo di consolidare e potenziare l’area naturale preesistente.
Realizzare, cioè, l’indicatore di principi ecologici e geologici su cui impostare tutti gli interventi futuri come i vincoli di inedificabilità ed incentificazione fiscali in aree rurali.
E’ opportuno realizzare inoltre “interventi” atti a prevenirei dissesti; tali interventi possono articolarsi nelle seguenti tre categorie:
1)pianificazione territoriale: severo controllo delle nuove costruzioni, spesso fuori legge. Vengono realizzati fabbricati o cementificati corsi d’acqua, senza non solo alcun rispetto dei luoghi e della loro storia, ma anche senza considerazione alcuna delle eventuali conseguenze che ne possono derivare in un’area che è comunque a rischio di dissesto idrogeologico.
2)Redigere piani di previsione del rischio ambientale: manca nell’area la conoscenza dei luoghi e delle cause del rischio ambientale;
3)Sviluppare aspetti relativi all’informazione ed educazione capillare ed in tutti gli strati sociali, poiché la cultura del rischio sia a livello di base che a livello tecnico è inesistente;
- l'abusivismo edilizio e la speculazione edilizia, attualmente in forte ripresa, soprattutto nell’Area Acerrana, naturalmente rappresenta una delle cause principali del degrado del territorio …….
LO SMALTIMENTO DEI RIFIUTI
L'intero territorio della Campania si è trasformato in un campo minato di discariche di vario tipo e dimensione. La camorra, che controllava e gestiva questa attività, non si è limitata ai soli rifiuti urbani, ma ha svolto un intenso traffico illegale con il nord, seppellendo nelle sue discariche grandi quantitativi di sostanze tossiche e nocive. Tanto da indurre il governo a requisire questi siti e a nominare il Presidente della Regione Campania come Commissario Straordinario per la gestione dell'emergenza Rifiuti. La Regione Campania il 2 giugno scorso ha stipulato il contratto con la FISIA Italimpianti, al fine di fronteggiare l’imminente esaurimento delle discariche per la costruzione di 7 impianti di CDR (combustibile derivato da rifiuti) e due Termovalorizzatori, di cui uno ad Acerra. Quest’ultimo è stato ed attualmente è oggetto di una vera rivolta da parte della popolazione residente, delle associazioni e delle Istituzioni locali, che si oppongono duramente all’allocazione di questo impianto (è in corso una vertenza presso il TAR Campania che si esprimerà sulla vicenda nel maggio 2001), definito assolutamente incompatibile con la già oltremodo compromessa situazione ambientale dell’intera area. A tal proposito si sono espresse negativamente su tale insediamento, sia una Commissione di Studio nominata dal Consiglio comunale di Acerra, sia la Commissione d’inchiesta nominata dal Difensore Civico della Regione Campania, quest’ultima dietro ricorso dell’associazione èidos di Acerra e dell’Istituto Italiano di Patologia Ambientale ed Ecologia.
AREE INDUSTRIALI
-L’azienda chimica MONTEFIBRE, che occupa circa 1.500.000 di mq. dell’ Area ASI di Acerra ed occupa circa 800 lavoratori, produce polimero poliestere, a partire da glicole etilenico e dimetiltereftalato/DMT. Il glicole monoetilenico è acquistato all’estero, mentre il DMT è prodotto all’interno dello stabilimento. Il DMT viene prodotto utilizzando paraxilolo e metanolo.Per quanto riguarda lo scarico delle acque reflue, prima immesse direttamente nei Regi Lagni, attualmente vengono depurate in proprio dalla stessa azienda, avendo la stessa realizzato un impianto di depurazione chimico fisico all’interno dell’area di sedime dello stesso stabilimento. L’azienda rientra nell’attività grandi rischi, ai sensi del DPR 175/88 e da sempre vive un rapporto di conflittualità con la popolazione residente per il grosso impatto ambientale avuto sul territorio e soprattutto sulle attività agricole, tanto fiorenti in un recente passato.
- FIAT (Alfa Romeo) Avio (produzione turbine) in località Calabricito di Acerra nell’ex stabilimento Merloni
- Impianto privato di depurazione (Pellini);
- Impianto di compostaggio e piccolo cementificio sempre della ditta Pellini di Acerra
- ALENIA di Pomigliano d’Arco
- FIAT-Auto di Pomigliano d’Arco (ex Alfasud)
- Impianto a ciclo combinato da 206 Mwatt (SOGETEL) sul territorio di Acerra per la produzione di energia elettrica ed acqua calda
- INCENERITORE Industriale di Casalnuovo di Napoli che smaltisce rifiuti
industriali
DISCARICHE ABUSIVE
Località Calabricito di Acerra, che contiene rifiuti industriali speciali e tossico-nocivi misti a rifiuti urbani che arrivano fino a 2 m di profondità dal piano campagna.
Località Curcio di Acerra
Discarica al confine orientale del territorio comunale di Acerra con quello di Nola, presso l’Alenia, dove sono stati rinvenuti cinquanta fusti di tipo petrolifero con materiale ancora sottoposto ad analisi di laboratorio
Discariche varie, di minore entità , diffuse poi su varie parti del territorio dei comuni del Patto ed in gran parte al bordo dei canali o di servizio alla rete viaria.
IL BACINO DEI REGI LAGNI
Gran parte del bacino dei Regi Lagni è costituito dai comuni aderenti al Patto Territoriale Nordest di Napoli. I dati riguardanti l'area del Patto hanno evidenziato un aumento notevole dell’incidenza delle malattie respiratorie, una mortalità generale ed, in particolare, un marcato aumento di mortalità per malattie tumorali.Il registro Tumori dell’ASL NA4, evidenzia chiaramente questi dati allarmanti e senza dubbio superiori alla media nazionale. I dati indicano quindi un marcato degrado dello stato di salute. Il contemporaneo aumento di mortalità negli uomini e nelle donne per tumori e malattie respiratorie, supporta l'ipotesi di un ruolo eziologico sia di esposizioni occupazionali, che soprattutto di esposizioni ambientali.
LA MOBILITA' ?????????????????’……………