A proposito di uranio impoverito……
Articolo pubblicato nel mese di Marzo 2001 su Tablò
èidos onlus
A proposito di uranio impoverito……
Fino a qualche mese fa bastava sfogliare un giornale, fare zapping tra un TG ed un altro, ascoltare un radio-giornale e si sentiva parlare di uranio impoverito. Poi è subentrato un altro problema, la “mucca pazza” a tormentarci, creando casi di isteria collettiva. E dell’uranio impoverito? Che fine ha fatto? Esso non è solo un ricordo dei bombardamenti dei Balcani e nient’altro, perché continua ad essere pericoloso.
Fermarsi al semplice “pericolo radiazioni”, però, sarebbe un errore in quanto i danni ambientali, conseguenza dei bombardamenti, sono molto complessi e gravi. A dare la notizia a tutti i Governi Europei sui rischi legati all’ecocidio che le forze NATO stavano compiendo, ha pensato un ministro yugoslavo con una lettera rivolta a tutti i ministeri dell’agricoltura datata, pensate un po’, Aprile 1998! Il risultato? Totale indifferenza!
Nelle parole del ministro si rendeva noto l’uso dei proiettili radioattivi e, di conseguenza, il grave impatto ambientale di tutti i Balcani distrutti giorno dopo giorno.
Un’altra fonte attendibile, testimone dell’ecocidio, è un altro ministro yugoslavo (ministro per lo sviluppo, la scienza e l’ambiente) che scriveva (siamo nel Giugno 1999) di tali bombardamenti come di una “guerra chimica programmata”. Infatti gli attacchi militari hanno comportato la dispersione di sostanze tossiche come il monossido di carbonio, cloro, benzene, diossina e mercurio, andando a contaminare sia il territorio che l’atmosfera. Tali composti, è bene ricordarlo, sono cancerogeni e una volta che entrano nel nostro ambiente non scompaiono prima di un migliaio di anni!!!! Solo in Italia sono state accertate molte morti per leucemia, la cui causa potrebbe proprio essere l’uranio impoverito o le altre sostanze liberate in seguito agli attacchi.
La cosa sconcertante è che una stima dei danni alla salute provocati da tali catastrofi ambientali non si potrà mai avere con certezza!
Ovviamente l’inquinamento ambientale che ne è scaturito ha colpito campi coltivati, falde acquifere, animali e in generale l’ecosistema dei Balcani, rendendo “marginali” altri problemi come la diossina di cui se ne parlava qualche tempo fa.
La domanda da porsi, credo sia la seguente: quanto peso bisogna dare all’uranio impoverito in termini di salute? Innanzitutto la parola impoverito non ci deve ingannare, anzi l’uranio resta e resterà per sempre impoverito. Inoltre al contrario di altri metalli esso brucia, ed è proprio questo che succede se usato per le munizioni. Il vero problema è che l’uranio impoverito si volatilizza in milioni di particelle che restano in aerosol e si possono inalare anche dopo diverso tempo, così i danni cromosomici e la morte cellulare diventano gravissimi. Inoltre un metallo pesante che si va ad accumulare così profondamente nelle vie respiratorie (nell’alveolo), può avere delle conseguenze gravi sull’organismo, in particolare la possibilità che sia colpito il circolo sanguigno con il quale l’alveolo scambia l’ossigeno.
Tra coloro che si sono pronunciati sul caso “uranio impoverito” ci sono pareri contrastanti: c’è anche chi minimizza sulle capacità tossiche e radioattive e chi invece attribuiscele cause di tutto ciò esclusivamente all’uranio impoverito. E’ il caso del Prof. Tirelli, primario di oncologia, che ha dichiarato che il clamore che ha suscitato l’uranio impoverito è da paragonare al caso Di Bella, cioè un polverone inutile. I tumori dei militari –continua Tirelli- possono anche dipendere dalle sostanze a base di benzene con le quali puliscono le armi, spesso in ambienti chiusi, o anche altre sostanze simili. Di parere opposto è la Prof. Chaterine Euler, relatrice della sottocommissione Onu per la difesa dei diritti umani. In un suo documento, di due anni fa, si legge che le particelle dell’uranio impoverito sono invisibili e una volta individuate è opportuno esaminare il terreno e marcare i luoghi contaminati. Le munizioni –spiega ancora la Prof. Euler- sono un rischio di danni a lungo termine per l’umanità intera.
Da un punto di vista chimico, dunque, l’uranio impoverito (Depleted uranium – DU) è un prodotto di scarto dell’uranio (metallo radioattivo usato nelle centrali nucleari): si tratta di uranio che ha perso parte della sua radioattività. Si definisce “impoverito” perché il suo contenuto di Uranio 234 fissionabile è ridotto da 0.7% a 0.2%, ed inoltre contiene circa il 60% di radioattività rispetto all’uranio naturale. Esso ha un impiego prevalentemente militare, come abbiamo detto, anche se, per la durezza e resistenza, viene anche usato per costruire oggetti per uso “comune” come mazze da golf o accessori per la pesca. La robustezza, perciò, rende l’uranio impoverito ideale per fabbricare munizioni ad altissimo potere perforante, come le pallottole anticarro. Infatti una volta avvenuto l’impatto con il mezzo o con il suolo, l’uranio del proiettile si espande e quindi può contaminare l’ambiente circostante.
Gli effetti dell’uranio impoverito sull’uomo sono rappresentati dalla caduta di capelli, problemi agli occhi e, nelle forme più gravi, cancro ai polmoni, ai reni, all’intestino, oltre che leucemia, danni alle ossa e al sistema immunitario.
Per cercare di decontaminarsi dall’uranio impoverito bisogna fare uso di prodotti alginici e argilla, entrambi buoni assimilatori di radioattività: l’argilla deve essere presa lontano dai pasti di almeno un’ora. In Italia è possibile comprarla nelle erboristerie e, non creando business dato il basso costo, è ignorata dalla Medicina che preferisce prodotti sfornati dalle industrie farmaceutiche. L’argilla è battericida e depura l’organismo arricchendo il sangue, ostacola la proliferazione dei microbi o corpi parassiti favorendo la ricostruzione cellulare. Comunque è opportuno non creare allarmismi e dire perciò che l’organismo impiega un anno intero per smaltire una sola particella radioattiva e, inoltre, ricordare che l’argilla non fa miracoli!!
Dunque il DU, scarto della lavorazione dell’industria nucleare, ha sostituito il titanio nel rivestimento delle munizioni perforanti, ma per quanto riguarda il rilascio di sostanze tossiche nell’atmosfera e nell’ambiente in generale non è da meno e, ancora una volta per la sete di potere dell’uomo è egli stesso a subirne le atroci conseguenze.
Vincenzo Scialò
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