Onde elettromagnetiche: la tensione corre sul filo

Onde elettromagnetiche: la tensione corre sul filo Ci risiamo. Da un po’ di tempo a questa parte la nostra attenzione era unicamente centrata sul caso emergenza rifiuti (giustissimo!!), tralasciando altri “problemi” che, purtroppo, allo stesso modo possono mettere in pericolo la salute umana. Il “problema” che vogliamo affrontare riguarda le onde elettromagnetiche: non siamo alle prese con un compito in classe bensì ci troviamo dinanzi ad una cosa più “seria” (con tutto il rispetto per l’istruzione!) e cioè la salute dei cittadini. Cominciamo a spiegare cosa sono queste onde elettromagnetiche. Laddove esiste un campo elettrico esiste pure un campo magnetico e viceversa. Nel caso dei fenomeni dipendenti dal tempo, non è più possibile studiare separatamente il campo elettrico da quello magnetico: a causa di quest’inseparabilità si parla di campo elettromagnetico. Quando la corrente oscilla (cioè inverte periodicamente la sua direzione) si produce nelle vicinanze un campo magnetico che oscilla anch’esso e che, a sua volta, induce un altro campo oscillatorio nelle sue vicinanze e così via. Si crea, in questo modo, una perturbazione fatta di campi elettrici e campi magnetici indotti, che si allontana dalla fonte originaria con una velocità di circa 300.000 Km al secondo nel vuoto! In altre parole, molto più semplicemente, potremmo dire che l’onda elettromagnetica è l’energia che un trasmettitore irradia per mezzo di un’antenna; tale energia si propaga per onde di superficie ( anche dette onde terrestri dato che si intende per superficie quella terrestre) ed onde di spazio. L’onda terrestre si propaga in modo orizzontale in tutte le direzioni e subisce attenuazione man mano che si espande a causa dell’assorbimento della crosta terrestre. Tale fenomeno agli albori della radio fece pensare che le onde corte fossero inservibili dato che l’onda terrestre copriva brevi tratti. Tuttavia è opportuno fare una precisazione. Occorre, infatti, distinguere subito tra onde elettromagnetiche a elevatissima energia e a frequenza enormemente elevata e tutte le altre. Le prime sono dette ionizzanti perché la loro energia è sufficiente a determinare modificazioni irreversibili dello stato della materia che incontrano lungo il loro cammino (raggi Ultravioletti, raggi X, raggi Gamma). Sono proprio le radiazioni ionizzanti, suscettibili di provocare modificazioni nella struttura del DNA e quindi procurare patologie tumorali gravi. Dall’altra parte, invece, ci sono tutte le altre onde, da quelle a bassissima frequenza (da 0 a 400 hertz) fino alla luce visibile. Le onde elettromagnetiche di frequenza inferiore a 10.000 THz (dieci milioni di miliardi di Hertz) non possono provocare materialmente modificazioni atomiche e molecolare nella materia o nei tessuti biologici che irradia. Ebbene, i nostri “colossi invisibili” continuano a superare, in maniera esagerata, i massimi valori consentiti. A fare questa affermazione sono stati gli esperti dell’ ANPA (Agenzia Nazionale Protezione Ambientale) in seguito agli ultimi rilevamenti compiuti in alcune abitazioni nei pressi delle antenne stesse. Tuttavia i dati aggiornati all’anno 2000 testimoniano che in Italia ci sono circa più di 30mila impianti per diffusioni radio-tv e circa 15mila per la telefonia cellulare. Mal di testa, brividi e ronzii alle orecchie, sono i “sintomi” che, in seguito a studi effettuati, sono stati riscontrati su quanti lavorano sulle linee ad alta tensione o su coloro che vivono nelle vicinanze di tali strutture. Inoltre i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, testimoniano altresì che sono almeno 3 o 4 bambini l’anno ad ammalarsi di leucemia a causa di campi emessi dagli elettrodi (frequenza 50 hertz), oltre a considerare coloro che sono colpiti da tumori cerebrali. Tuttavia nonostante tutto ciò ci sono circa 450 scuole, asili e parchi ricreativi che hanno per scomodi vicini elettrodi ad altissima tensione. A tal proposito vale la pena ricordare la nuova legge che ha ricevuto il via libera dal Senato, che stabilisce multe salate (oltre 500 milioni per chi supera i limiti) e in caso di recidiva la disattivazione dello stesso impianto: il mirino è già puntato su circa 150 siti riconosciuti come pericolosi, tra stazioni radio-tv e stazioni radio per cellulari. Da tutto questo non si salvano certamente i centri storici e i luoghi di villeggiatura. Ad esempio in Campania oltre alla collina dei Camaldoli, che supera i 25volt/metro (contro il 6 fissato dalla legge) ed è considerato tra gli insediamenti d’onde più pericolosi in tutta Italia, purtroppo ci sono anche altre località come il Monte Faito o la stessa area di sviluppo industriale di Marcianise e …..la nostra Acerra. Ebbene, diremo anche che il problema non è venuto fuori poco fa, ma già se ne era a conoscenza da un po’ di tempo. Il “colosso” è situato in una zona con una elevata densità di abitanti, e come se non bastasse è a poche decine di metri da edifici scolastici!!! Forse, quando è stato deciso di istallare l’antenna proprio lì, non si è tenuto conto delle conseguenze di tali onde elettromagnetiche. La presenza delle onde elettromagnetiche sugli organismi viventi si studia a livello cellulare e delle proteine che le cellule contengono. Ogni cellula si può considerare simile ad un piccolo circuito elettrico. La membrana esterna che circonda la cellula è polarizzata, cioè contiene cariche elettriche disposte secondo un preciso orientamento. Inoltre, sulla membrana sono ancorate proteine che funzionano da canale, che rappresentano dei “cancelli ad apertura comandata”. I segnali elettrici determinano così lo stato attivo o inattivo di tali “cancelli” regolando, di conseguenza, la comunicazione tra cellule e facilitando l’ingresso a particolari messaggi chimici. I campi elettromagnetici possono perturbare questo sistema alterando la risposta della cellula e provocandone la morte. Perciò se l’organismo è soggetto alla continua presenza di queste onde elettromagnetiche si arriva alla formazione di tumori provocati dalla continua ed inarrestabile morte delle cellule. Perciò si ritiene necessaria una norma di legge che regoli tutta la materia in oggetto, a seguito della quali si attui un’azione di monitoraggio che consenta la bonifica delle eventuali situazioni di rilevante rischio. In ogni caso, la presa d’atto del problema deve consentire di evitare la nuova costruzione di elettrodotti o di impianti radio-trasmittenti in vicinanza di strutture abitative (o scolastiche, in particolare, frequentate da bambini) e viceversa. Infatti rispetto a queste “tecnologie” si è introdotto nel Novembre 1998 un decreto interministeriale che ha fissato limiti di protezione anche per i possibili effetti a lungo termine e obiettivi di qualità per minimizzare l’esposizione. Tuttavia questo decreto è ancora insufficiente e inadeguato in quanto non comprende tutte le sorgenti fisse che producono campi elettromagnetici in alta frequenza, fissa un limite di cautela ancora troppo elevato (6 volt/m mentre l’ISPESL proponeva un limite di 3 volt/m), non fissa con precisione gli obiettivi di qualità da raggiungere per minimizzare l’esposizione della popolazione. Per tali motivi tale decreto deve essere migliorato. Ciò nonostante, il decreto è importante perché per la prima volta introduce il principio di cautela nella nostra legge e da precisi compiti a Regioni e a Comuni. Tali compiti consistono nel disciplinare l’installazione di impianti di radiocomunicazione al fine di garantire il rispetto dei limiti previsti dal decreto, il raggiungimento di obiettivi di qualità, le attività di controllo e di vigilanza. In ogni caso credo che il punto fondamentale sul quale bisogna interrogarsi è il seguente: chi decide le installazioni? Le ditte o la Pubblica Amministrazione? Innanzitutto va abolita la linea che dice . Con il principio di “minimizzare” (contenuto nel decreto) è possibile affermare che è l’Amministrazione Pubblica che indica i siti idonei oppure condiziona l’autorizzazione al rispetto di ulteriori vincoli (!?!) (distanze, misure tecnologiche, criteri di autorizzazioni, etc.) E’ chiaro, dunque, come lo sviluppo tecnologico abbia fatto notevolmente crescere il livello dell’inquinamento elettromagnetico e che, a tale eccezionale aumento di livelli di inquinamento non abbia fatto riscontro un corrispondente diffondersi di normative di protezione per la salute. Per concludere, vorrei aggiungere solo un’ultima considerazione personale. I criteri di prudenza devono essere adottati, naturalmente, anche nella vita comune nei confronti di elettrodomestici, telefoni cellulari ed ogni altra sorgente di campi elettromagnetici, ricordando che tali campi si sommano e che, perciò, è facile trovarsi in situazioni potenzialmente dannose per la salute umana. Vincenzo Scialò